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TAPPETI PERSIANI

Nell’immaginario collettivo i tappeti persiani sono i tappeti più belli, quelli pazientemente annodati a mano; è evidente che qualsiasi tipo di generalizzazione non aiuta a comprendere ma, semplificando, fa perdere molte delle sfumature che  rendono affascinante questo campo.
Tuttavia per introdurre l’argomento una classificazione è necessaria una

Classificazione dei tappeti persiani

La prima e sicuramente più diffusa classificazione è quella territoriale: io stesso sul sito ho proposto una differenziazione rigorosamente geografica dividendo i tappeti in grandi aree di provenienza.

Per origine geografica:

Per quanto riguarda tutti i tappeti annodati l’area è vastissima e va dalla Sardegna alla penisola indocinese; eccone un piccolo limitato elenco:
I tappeti turchi della penisola anatolica, aera un tempo definita come Asia minore, che comprendono anche i tappeti annodati in Tracia, nella Turchia Europea; Tappeti persiani, o meglio i tappeti della grande area iraniana, tappeti caucasici, e tappeti dall’Asia centrale che comprendono i tappeti Pachistani, quelli Afgani, I tappeti Uzbechi, i manufatti kirghizi, i tappeti del Tagikistan, i tappeti indiani e cinesi. I tappeti del Nord Africa, quelli europei.
In questo sito però limiterò la trattazione ai tappeti persiani.


classificazione tappeti persiani per origine geografica

Un’altro modo di classificare i tappeti persiani è quello basato sul tipo di annodatura.

Distinguiamo sostanzialmente due tipi di nodo: nodo Ghiordes e nodo Senneh.
Il nodo simmetrico, denominato appunto Ghiordes, pur essendo da sempre il più diffuso in Turchia e nei territori del Caucaso, è sempre stato ampiamente utilizzato nelle manifatture persiane. Si consideri che in molte zone dell’Iran la lingua parlata è il Turco ed il nodo adoperato è appunto il simmetrico Ghiordes.
Non solo, alcuni tappeti persiani presentano entrambi i tipi di nodo, come questo stupendo tappeto del Ferahan che, proprio per questa sua peculiarità, sul sito ha dato luogo ad una discussione.

tappeto ferahan Tappeto Ferahan



L’etnia dell’annodatore o dell’Ustah.

Qui si presenta una prima difficoltà in quanto non sempre l’etnia dell’annodatore è la stessa del mastro che ha creato il disegno. Per il momento vediamo di superare questo ostacolo facendo finta che si tratti della stessa persona.

Etnie Iraniane che annodano tappeti.

Persiani o Farsi
Discendenti degli Arii che anticamente si stanziarono nell’altopiano centrale del Fars. A loro dobbiamo le celebri manifatture delle città di Teheran,Isfahan, Fars, Khorassan,Kerman e Yazd.

Azeri
Gli Azari d’Iran, distinti da quelli stanziati nell’Azerbaijan, abitano perlopiù la regione di Tabriz e presentano numerose affinità con i Turchi.

Curdi
La maggior parte è insediata in Turchia, ma ne esiste anche una nutrita colonia in Iran, nella zone del Kurdistan , del Kermanshah e dello Zanjan. Le stirpi più numerose sono quelle dei Mokri, dei Sajabi,dei Bani- Ardelan, dei Kohar e degli Jaaf.

Luri
Antica etnia fortemente influenzata dagli Arabi , i Luri abitano oggi la cosiddetta regione del Luristan nella parte occidentale dell’Iran.

Bandari
Sono Gli Arabi d’Iran, stanziati nella zona sud-occidentale del paese.

Turkmeni
Insediati al confine con la Turchia, tra la provincia di Mezandaran ed il Khorasan, sono, fra le etnie iraniane, la più affine ai Turchi.

Baluchi
Il più noto dei gruppi nomadi, abita le zone confinanti con il Pachistan. Qashqai Nomadi di origine turca itineranti nella zona del Farsi.

Gli Armeni
Circa duecentomila, vivono in Iran da 400 anni, cioè da quando (prima parte del secolo XVII) il re safavide Abbas Shah costrinse trecentomila di loro a trasferirsi nel Paese dall’Armenia per ragioni economiche e politiche



Classificazione dei tappeti persiani per Tribù o Clan

Un’altra sfumatura di classificazzione per considerare al meglio la tradizione e l’origine dei tappeti è quella tribale o dei clan.
A questo proposito ricordiamo i Baktiari, una delle famiglie iraniane più importanti alla quale appartengono i clan più numerosi

famiglia bakhtiari famiglia Bakthiari

i Mokri
i Bani-Ardalan,
gli Jaaf,
i Kalhor.

Sembrerebbero appertenere alla origine etnica dei curdi i gruppi tribali Lori:
Lori-baragarideh,
i Delfan,
i Selsseleh,
e i Tartan.

A loro volta si suddividono in Lori Dirakvand, Janaki Amaleh Sagvand.
Come dicevamo in precedenza i Turchi sono il più grande gruppo etnico di etnia non farsi, vivono nella regione di Zanjan fino a Qazvin, in Hamedan e dintorni, in Teheran, nell’hinterland di Qom e Saveh, nella regione del Khorassan; oltre che ovviamente nel Nord-ovest dell’Iran ed a piccoli gruppi in varie parti dell’Iran come a Quchan.
Una classificazione ancora più sofisticata per considerare al meglio l’origine dei tappeti considera addirittura le tribù o i clan, tradizionalmente dediti a questa manifattura. Ricordiamo, tra i più conosciuti, i Baktiari, una delle famiglie iraniane più importanti alla quale appartengono i clan più numerosi: i Mokri, i Bani-Ardalan, gli Jaaf ed i Kalhor.
Sembrerebbero appartenere invece alla origine etnica dei curdi i gruppi tribali lori: Bari Garideh, Delfan, Selsseleh e Tartan.Come dicevamo in precedenza i Turchi sono il più grande gruppo etnico di etnia non Farsi, vivono nella regione di Zanjan fino a Qazvin, in Hamedan e dintorni, in Teheran, nell’hinterland di Qoom e Saveh, nella regione del Khorassan e nel Nord-ovest dell’Iran Tralascio le minoranze Ebree e Cristiane anche se, sia per numero che per importanza, andrebbero considerate; lo faccio in quanto mi preme sottolineare diversità tra l’etnia dell’annodatore e quella dell’Ustah progettista del disegno dal quale viene realizzato il tappeto.
Al fine di comprendere meglio queste differenze bisogna inquadrare la manifattura del tappeto persiano all’interno dell’epoca nella quale viene realizzata e chiarire le varie fasi della lavorazione e la suddivisione dei compiti nei vari periodi storici. Tratterò questo argomento in seguito.

Il mio approccio personale al tappeto

comunque risulta completamente diverso da tutti questi metodi ordinati e sicuramente rigorosi che ho illustrato finora. Questo deriva dalla mia storia personale, come sapete in gioventù non ho studiato l’argomento tappeto in modo scientifico ma lo ho affrontato in modo naturale venendone a conoscenza in modo graduale. I miei genitori facevano già questo lavoro quindi per me l’approccio non è stato traumatico, solo in seguito ho voluto approfondire addentrandomi nella conoscenza tecnica.

Conoscere il tappeto persiano

La possibilità di vedere sempre nuovi tappeti e sempre diversi tra loro mi ha dato modo di riconoscerne l’origine e l’epoca alla sola vista ed al tatto (importantissimo). Gradualmente i miei occhi si sono allenati a distinguere le tinte chimiche da quelle vegetali, le lane colorate al cromo e quelle colorate all’anilina; in seguito ho scoperto i reagenti chimici necessari per avere le risposte certe sull’origine dei colori. Anche se a quel punto non era più necessario, la soddisfazione di avere la riprova continua che quanto istintivamente sapevo fosse corretto, mi ha spinto a testare i colori per anni. In ogni modo non è importante come si arriva all’obbiettivo, ognuno deve seguire il proprio istinto che è sempre una risultante dell’esperienza e del raziocinio, è lui che ci guiderà nel modo migliore.

Il mio percorso di conoscenza dei tappeti si è avvalso fin dagli inizi di una bussola speciale: la logica! Ed è grazie ad essa che ho potuto affrontare il nemico più comune: la menzogna. Se raccontata da un orientale diventa favola, musica dolce, mito capace di affascinare e lasciarti stordito. Elemento trainante, motore del mio percorso è la passione, l’amore per il manufatto e come l’amore vero considera l’oggetto della propria passione per quello che è non per ciò che vorrebbe che fosse, ho considerato i tappeti per quello che sono, manufatti d’arte, ed ho focalizzato l’attenzione, che come dicevo si è sviluppata in modo “laico”e disincantato, nel leggere le armonie, le emozioni, la forza espressiva e la poesia che i tappeti trasmettono.

Diciamo meglio: avendo letto ed ascoltato per anni ciò che commercianti, restauratori ed esperti andavano raccontando sul mondo magico del tappeto ho capito che le favole, i miti e tutto quello che noi occidentali interpretiamo come menzogna, non sono altro che un inconsapevole modo di esprimere l’armonia, la forza, l’emozione che il tappeto infonde. Ho detto inconsapevole in quanto questi miti sono tramandati così come appresi senza indagarne a fondo la sostanza. Forse è meglio che faccia un esempio per chiarire.

Se ad esempio dico che i tappeti Qashqai con applicato un fiocchetto sui fianchi sono annodati dalle vergini per portare i tappeti in dono nuziale, racconto una solenne bugia in quanto è molto più probabile che un commerciante astuto abbia messo i fiocchetti per mere finalità commerciali; nel contempo però trasmetto tutta la storia, la passione, l’amore che pervadono le donne che hanno annodato il tappeto. Questo approccio che chiaramente si avvale di una menzogna ha il merito di raggiungere lo scopo in modo rapido ed efficace.

Ancora due parole su questo sito

Ho costruito queste sezioni per parlarvi della mia passione per I tappeti; sono sezioni di pura informazione, conoscenza e divertimento.

Qui vi racconterò di me della mia passione e contemporaneamente cercherò di prendervi per mano e condurvi in un percorso di conoscenza del tappeto persiano. Si solo di quello persiano dopo una breve introduzione non saranno nominati altri tappeti se non quelli persiani o per essere precisi i tappeti annodati all’interno dei confini dell’attuale IRAN.

In questa prefazione vorrei raccontare i miei primi passi quando da ragazzo mi sono trovato a confrontarmi con questa realtà.

Orgoglioso, fiero della mia rettitudine e consapevole dei miei filtri per i quali vagliavo in modo pragmatico le storie che mi venivano raccontate ho rifiutato e smontato parecchi miti ma contemporaneamente ne ho assorbito l’essenza. Mi è rimasto dentro il verbo senza la parabola che lo racconta. A questo punto, mi sono posto la domanda: “come faccio a ritrasmettere quanto appreso senza ricorrere nuovamente a storielle che mi disturbano in quanto false e che comunque oggigiorno risulterebbero anacronistiche?” La risposta non mi è venuta immediatamente ma ho capito che avevo già risolto il problema rileggendo alcuni commenti che avevo fatto a tappeti che mi erano particolarmente piaciuti.

In effetti i miei pensieri sono sempre stati apprezzati; ritenevo che questo fosse in virtù della spontaneità con la quale traspariva la mia passione, ma mi sono reso conto che costruivo dei confronti, delle similitudini, che usavo metafore, a mia volta elaboravo un modo di raccontare che, mediato dal mio background culturale occidentale, senza passare attraverso il racconto di favole e senza costruire miti, ricreava il percorso emozionale che gli orientali esprimono facendo largo uso di storielle. La differenza che mi contraddistingue è che magari in alcuni casi mi astraggo completamente dalla realtà contingente ed in altri elaboro parallelismi di non immediata comprensione ma mi guardo bene dall’inventare storielle o menzogne. Semmai a volte mi perdo tra le volute di un tappeto

Tappeto kirman Cloudbands

“ Nell’azzurro di un cielo che non è cielo
o forse
di un mare che non è mare
danzano copiose nuvole d’oro
e volteggiando ricamano...”

Tappeto Kirman, annodato nel villaggio di Ravar (Iran meridionale) - fine XIX secolo
cm. 177 x 270
collezione privata

Altre volte ho un approccio decisamente meno prosaico come nel caso del commento a questo kazak Bordjalou

Kazak Bordjalou caucaso XIX secolo

Caucaso occidentale XIX secolo
cm 140 x 180

A volte la bellezza risiede inaspettatamente nelle cose più semplici. Come il segreto dei piatti della cucina tradizionale non sta nell’elaborazione, bensì nell’uso di pochi elementi decisi ed efficaci, così il fascino di questo tappeto scaturisce dalla luminosità delle lane e dal gioioso accostamento dei colori.

Ho preso due esempi di commenti fatti ai tappeti, Nel primo mi lascio sedurre dall’azzurro cielo e dai motivi a fasce di nuvole di uno splendido tappeto Kirman e mi perdo con la mente negli spazi di serenità che il tappeto propone; evoco Tersicore, l’arte connessa al movimento aggraziato e di conseguenza faccio notare l’armonia dei disegni che paiono ricamati nel cielo. Avrei potuto far leva sulla ragione e sottolineare il senso plastico dei motivi che danno l’impressione del rilievo, motivando l’effetto ottenuto con la tecnica usata, in effetti il nodo fine e gli orditi depressi aiutano ad ottenere questo risultato ma non sarebbe stata la stessa cosa, non avrei fatto comprendere il grande impatto decorativo del tappeto.

Tornando alla strada intrapresa nella conoscenza dei tappeti, questo esempio fa capire il mio percorso personale che parte dalla considerazione di che cosa e quanto il tappeto offre al mio animo per poi indagarne anche le ragioni tecniche.

Il secondo esempio, decisamente più concreto, spinge chi mi legge a considerare il tappeto attraverso i propri sensi, Per questo evoco il più volitivo dei miei: Il gusto!

Sottolineo tutti gli ingredienti elencandoli puntigliosamente con lo scopo di spingere ad usare i sensi per apprezzare questo gustosissimo tappeto.

Lane morbidissime perfettamente conservate che sono un piacere per il tatto, colori e riflessi da vedere assolutamente, disegni equilibrati rigorosamente venuti dalla tradizione combinati ed accostati con perfetto equilibrio esattamente come nella combinazione dei sapori. Anche in questo caso si evidenzia l’approccio quasi carnale che ho avuto con i tappeti.

Fabio Morandi

Approfondimenti
Definizione di tappeto
I Tappeti Persiani
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I Disegni
I Simboli
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I Colori