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I Disegni nel tappeto

I disegni nel tappeto persiano, la simbologia e l’iconografia


i disegni del tappeto persiano


Volendo parlarvi del simbolismo dei disegni nei tappeti persiani credo sia doveroso riconoscere a John Eskenazi la chiarezza e correttezza di quanto da lui scritto. Ritengo quindi sia importante conoscere in primo luogo il suo pensiero, in seguito, per approfondire la conoscenza,consiglio la lettura del libro Oriental Carpets di Volkmar Gantzhorn edito dalla Taschen.

Il simbolismo nel tappeto

D’abitudine l’analisi simbolica degli stili artistici viene giudicata con diffidenza dagli storici dell’arte tradizionali. E non a torto. Stabilire una linea di demarcazione tra ornamento e simbolo è compito difficilissimo. Pensare di poterlo assolvere anche solo in parte in modo soddisfacente è impossibile Eppure permangono attraverso i secoli, nella maggioranza dei tappeti, disegni specifici simili e ricorrenti in tutte le diverse produzioni, a testimonianza di analoghe origini concettuali. Ignorare questo aspetto del fenomeno artistico non solo limita la conoscenza della sua genesi ma soprattutto preclude una maggior comprensione della poetica e della sua spiritualità.

Le immagini artistiche in una società primitiva nascono dall’incontro tra la vita fenomenale e il concetto del soprannaturale. Ogni oggetto, anche non esclusivamente d’uso religioso era quindi decorato in modo tale da rappresentare o da porsi in relazione con il divino, con il grande disegno universale. Questo continuo ribadire il rapporto di comunione tra l’essere, le cose terrene ed il soprannaturale portò alla creazione di segni, di disegni ben codificati investiti di significati esoterici precisi, metafore astratte al di là della pura decorazione.

E’ evidente che nei disegni dei tappeti, soprattutto in quelli ottocenteschi ancora culturalmente genuini, l’originale significato simbolico sia andato per lo più perduto. Eppure sopravvivono con straordinaria persistenza particolari ornamenti che vanno considerati come riferimenti ad una realtà primordiale al di là del tempo e attraverso i quali le antiche credenze mantengono il loro significato.

Con il passare dei secoli Ie invasioni, le dominazioni le migrazioni la dispersione e la conversione di interi popoli hanno portato alla graduale perdita degli originali significati religiosi sociali e politici di cui erano rivestite queste antiche immagini totemiche. Di conseguenza si innescò un processo di degenerazione e semplificazione di questi disegni (in genere da realistici ed astratti) che finirono per differenziarsi in numerose versioni sempre più geometrizzate. tanto che spesso solo una minima componente del disegno originale è giunta sino a noi. L’analisi simbolica dei disegni va quindi affrontata con grande cautela. Troppo spesso infatti nelle pubblicazioni riguardanti i tappeti vengono azzardate astruse teorie, talvolta generiche e semplicistiche il più delle volte basate su somiglianze vaghe e improbabili, risultato di interpretazioni personali prive di supporto culturale adeguato.

La tendenza più diffusa è comunque quella di porre in relazione disegni astratti individuali ad immagini reali appartenenti a una presunta specifica tradizione culturale o all’ambiente naturale dei popoli produttori di tappeti. Il fiore dalla forma particolare diventa quindi di conseguenza ora, uno scorpione, ora un granchio, un pesce o una tartaruga: la croce lo slancio devoto di una tessitrice cristiana, la «S» il simbolo dell’infinito, e così via, in una celebrazione della banalità.

Per ottenere una chiave di lettura degli antichi significati simbolici è necessario un approccio globale che prenda in considerazione i diversi apporti delle varie influenze culturali sovrappostesi durante i secoli. Cercare di capire, come spesso è stato fatto. il messaggio simbolico unicamente da un dettaglio del tappeto è profondamente sbagliato: quest’ultimo è infatti solo un piccolo ingranaggio (talvolta un capriccio del creatore) di un sistema più vasto. Inoltre il simbolo come la parola assume diversi significati a seconda del contesto, di conseguenza lo stesso disegno può avere diverse chiavi di lettura.

Quattro sono le principali tradizioni culturali che hanno contribuito alla formazione del linguaggio simbolico dei tappeti; quattro dunque i livelli di lettura che hanno attinto l’uno dall’altro modificando o aggiungendo significati agli stessi elementi grafici, mescolandosi in un groviglio di segni e sensi non facilmente districabile. Le tradizioni culturali sono, lo sciamanismo, il buddismo e l’islamismo, a cui va aggiunto un vasto nucleo di simboli individuali non appartenenti a una credenza codificata, di significato totemico, esoterico, divinatorio, scaramantico, propiziatorio, sociale, politico od onnicomprensivo, variabile per ogni gruppo etnico, regione, produzione.

Addentrarsi in un corpus di segni e simboli così vasto e poliedrico è perlomeno indice di presunzione; un’analisi precisa necessiterebbe di una conoscenza molto approfondita delle origini, della storia, delle tradizioni, delle credenze, delle leggende, dei costumi e dell’habitat di ogni gruppo produttore di tappeti. Quest’ultimo livello non verrà dunque analizzato, lasciando libero il lettore di investire un qualsiasi disegno del significato da lui preferito a seconda della sua fantasia, delle sue necessità o della formazione culturale. Un processo mentale che d’altronde si è sempre ripetuto per i creatori e i fruitori delle immagini simboliche.

Lo sciamanismo è un antico sistema mistico, magico e religioso, sviluppato dalle prime comunità umane in cui gli spiriti della natura, i demoni, il fuoco, la malattia, Ia morte e tutte le manifestazioni del soprannaturale venivano mediate e controllate dallo sciamano, un individuo dotato di facoltà paranormali capace di operare miracoli attraverso l’esperienza dell’estasi.


sciamano indiano sciamano indiano in un tempio di Katmandu


Diffuso in tutto il mondo, prevalse nel Centro Asia dove diede origine a idee e concezioni che influenzarono in seguito i miti e la filosofia di numerose culture ed alcuni sistemi religiosi tra cui l’hinduismo, il buddhismo tibetano e centroasiatico in genere, nonché l’islamismo.

Lo sciamanismo ebbe origine dal senso d’inferiorità dell’uomo rispetto al suo ambiente naturale, che lo portò ad usare le sue facoltà intellettuali per reagire alla propria condizione di svantaggio rispetto ai fenomeni fisici ed ambientali.

L’uomo si costruì un sistema di idee e regole di condotta che davano modo ai concetti mitici della tradizione tribale di diventare vivi e produttivi, rafforzando così l’inconscio collettivo della comunità.

Deriva dallo sciamanismo la concezione dell’universo rappresentata dall’axis mundi che collega i tre livelli dell’esistenza’.II più basso il mondo dei morti, quello mediano la dimensione umana, quello al vertice il paradiso.

Lungo questo asse gli spiriti, le anime e gli sciamani potevano scendere o salire a simbolo perenne dell’evoluzione perpetua della vita.

Questa concezione universale comune a innumerevoli credenze si manifesta attraverso l’immagine dell’ “albero cosmico” o della “fertilità”, della “montagna sacra” e così via. Tutti elementi che appaiono con grande frequenza nei tappeti.


sciamano indiano sciamano


Collegata all’idea della centralità è inoltre Ia concezione delle quattro direzioni simboliche dell’estensione dello spazio. La loro delimitazione, cioè la cristallizzazione del loro movimento, trova la principale raffigurazione in quello che viene generalmente definito il mandala (in sanscrito “cerchio”). Esso è costituito da un’immagine centrale attorniata da motivi orientati simmetricamente in rapporto al centro e collegati dal cerchio, dal quadrato o da un poligono. Questo diagramma, codificato soprattutto dal buddhismo, formerà lo schema compositivo di numerosi tappeti. La maggior parte delle raffigurazioni di animali nell’arte sono anch’esse di tradizione sciamanica e in particolar modo gli animali fantastici nati dalla composizione di più animali, nonché le rappresentazioni di belve in combattimento. Tra i vari animali l’uccello dalle numerose implicazioni mitologiche riveste una particolare importanza in quanto trasporta lo sciamano nel mondo degli spiriti.


mandala-kalachakra mandala kalachakra


Come avremo modo di constatare, un’iconografia sempre più stilizzata degli animali comparirà con grande frequenza quale decorazione del tappeto. Si tende spesso a dimenticare che diverse popolazioni di origine centro-asiatica erano di religione buddhista prima della loro conversione all’ islamismo e del loro insediamento nel Caucaso, in Persia e in Anatolia. Originario dell’India, il buddhismo si diffuse nell’Asia centrale nei primi secoli della nostra era avendo il suo iniziatore nella figura del Buddha Sakyamuni, il Buddha storico. La vita esemplare di questo principe indiano e la ricerca tesa nel raggiungimento del nirvana (l’aspetto “esterno” della realtà) contrapposto al samsara (aspetto terreno) fornirono la base a una complessa dottrina che nel buddhismo sviluppatosi al nord, detto mahayana, si basava su una visione esoterica dell’ insegnamento del Buddha e sulla via umanitaria alla Compassione. Il concetto di principe saggio e la possibilità di emulazione attraverso una condotta morale sancita dalla via iniziatica codificata nei testi dottrinali si innestarono facilmente sul preesistente substrato sciamanico, adottandone e sviluppandone diversi aspetti.

budda-storico Preponderante è il concetto di ascensione ad uno stadio superiore a quello umano condannato al ciclo delle rinascite La manifestazione simbolica di questo concetto è il fiore di loto a otto petali la cui connotazione ottagonale apparirà in numerose versioni nei disegni dei tappeti. Il loto è caricato di svariati significati di cui quello preponderante risulta dalla specificità di questo fiore, che pur nascendo da acque putride si erge e sboccia al di sopra di esse. E’ quindi simbolico della purezza morale, della elevatezza spirituale, è la sede del Buddha e delle numerosissime divinità del buddhismo mahayana. Il bocciolo chiuso equivale all’ “uovo del mondo”, la cui rottura corrisponde all’apertura del fiore. È la realizzazione delle possibilità contenute nel germe iniziale e quindi nell’uomo stesso. Inoltre, è la sede del monte Meru, l’axis mundi buddhista, e simboleggia il punto di collegamento tra il livello terrestre e quello divino. I suoi otto petali, rappresentativi degli otto sentieri della via buddhista, sono al contempo le otto direzioni dello spazio, legate all’armonia cosmica. Risulterà evidente più avanti I’importanza preponderante di questo elemento simbolico nei tappeti di quasi tutte le produzioni.

meru E’ necessario precisare che un’ulteriore determinante diffusione di alcuni motivi appartenenti all’iconografia buddhista si verificò in Persia con l’ascesa al potere delle dinastie di origine centro-asiatica degli ilkhanidi, dei timuridi e dei turkmeni nel XIV e XV secolo, la cui arte era fortemente connotata da disegni di derivazione buddhista codificati in Cina nei secoli precedenti. Tra questi, oltre al sopra descritto loto, vanno menzionati una quantità di elementi floreali e vegetali, di animali reali e fantastici come il drago e la fenice, nonché la cosiddetta “fascia di nubi” diffusissima in seguito quale decorazione di molti tappeti.

loto 8 punte Tra le innovazioni stilistiche è di importanza fondamentale lo schema a medaglione centrale ( di regola ottagonale o stellare a otto punte), che per quanto si sappia era fino ad allora sconosciuto nelle decorazioni dei tappeti. L’arte del tappeto, o perlomeno quella da noi conosciuta, si identifica soprattutto con i canoni estetici e filosofico-religiosi delI’ Islam, che hanno di conseguenza determinato il significato simbolico dei disegni. I motivi e le decorazioni principali per tutte le arti erano pervasi da un’ispirazione unica. Le idee spirituali e le credenze della fede comune erano profondamente radicate nella forma mentis dei committenti, dei disegnatori e dei tessitori di tappeti.

Alla base del pensiero islamico troviamo il concetto di indefinibilità del divino. Nessun mortale poteva descrivere o definire l’unità trascendentale che era Dio. A questo aspetto del pensiero musulmano si affianca quello di perpetuità. Allah è infatti descritto come colui che ha Trascendenza Illimitata, Potere senza Confini, Pietà e Compassione Infinita. Egli è dunque in nessun posto e al contempo ovunque. Da ciò nasce il concetto di ubiquità del centro: ogni luogo e quindi ogni disegno possono diventare la sede della manifestazione divina, un punto di collegamento tra il fedele e Allah.

La soluzione grafica di questi concetti trova la sua espressione nella ripetizione infinita dello stesso disegno o di disegni diversi ma periodici che al contempo ne generano altri in una ritmica dissoluzione e ricomposizione della materia. Questa metafora dell’essenza divina, questo continuo fluire è interrotto e nel contempo ribadito nel tappeto dalla bordura, simbolica di conseguenza della dimensione umana.

E’ automatico che da questa concezione completamente astratta del divino derivi l’aniconismo o meglio ancora una denaturalizzazione della natura .l che porta a quella stilizzazione e astrazione degli elementi naturali per cui l’arte islamica è famosa. I fiori, le piante, gli animali, i cavalieri che decorano i tappeti non sono concepiti come copie reali, ma come manifestazioni meravigliose del divino. Il campo del tappeto è inteso quale rappresentazione del paradiso, del giardino dell’Eden sorgente di protezione divina. Sedendosi sul tappeto il fedele si ritrova circondato da simboli rappresentativi di una condizione spirituale più elevata ed è stimolato a raggiungerla, entrando in armonia con I’universo. Il tappeto è di conseguenza una finestra, una porta aperta verso una realtà superiore. Questa concezione trova la soluzionee grafica più celebre nell’ impianto cosiddetto “a preghiera” o meglio a nicchia in quanto raffigura il Portale Celeste, l’arco sorretto da colonne al di là del quale è la Luce Divina.


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