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Il tappeto ad Oriente e in Occidente

Tappeto volante di re Salomone
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DATA: 11 settembre, 2018
COMMENTI: 1

La mia intenzione in questo articolo è quella di mettere al confronto due concezioni del tappeto:

– Il tappeto ad oriente –

– Il tappeto in occidente –

Per farvi entrare a far parte di questo mondo in modo più cosciente, ho preso due post di questo mio Blog pubblicati uno nel novembre del 2010 e l’altro nel Dicembre del 2013, li trovo particolarmente azzeccati per poter mettere al confronto diretto due modi di pensare, la vita ed il modo di viverla.

Il primo post parla di un’antica favola persiana che così racconto nel post.

 

Il tappeto di Re Salomone

 

Tappeto volante di re Salomone

Tappeto volante di re Salomone

Il tappeto di Salomone era stato tessuto dai ginn di seta e d’oro e trasportava centomila soldati suoi, le bestie da soma, i cavalli, i cammelli e tutto il suo seguito di centomila uomini e ginn, fiere ed uccelli.

Volava il tappeto tra cielo e terra, al livello delle nuvole e lo portava dove voleva, rapidamente o lentamente come preferiva mentre il vento sollevato nel suo corso non guastava ne gli alberi ne i seminati.

Sul tappeto c’era per Salomone un trono d’oro tempestato di rubini e di gemme circondato da tremila seggi per i dottori, i ministri ed i magistrati di Israele. L’esercito di Salomone era lungo cento miglia: per venticinque miglia uomini, per venticinque ginn, per venticinque fiere e per venticinque uccelli.

I ginn estraevano per lui dal mare perle e gemme; nelle sue cucine si sgozzavano ogni giorno centomila pecore e quarantamila cammelli e tuttavia Salomone, per umiltà mangiava solamente pane d’orzo preparato con le sue mani.

Si racconta che un giorno Salomone trasvolava sul tappeto con il suo grande seguito: contemplando tutto quanto Dio gli aveva dato ne rimase ammirato e si compiacque di se stesso.

allora il tappeto si inchinò sotto di lui tanto che dodicimila uomini del suo esercito caddero giù e perirono. Salomone colpì il tappeto con lo scettro che teneva in mano, ordinando : “Tappeto riprendi l’equilibrio!

Il tappeto rispose: “Quando avrai ripreso l’equilibrio tu, Salomone! Sappi che il tappeto è soltanto una cosa comandata da Dio”.

Il Re cadde in ginocchio e si prostrò chiedendo il perdono di quel moto orgoglioso dell’animo suo.

 

Al di la della ovvia morale la favola ci insegna che cosa è il tappeto per gli orientali.
Perché il tappeto è mezzo di trasporto.
Il tappeto è il tramite che porta oltre, oltre la realtà in un mondo fantastico e profondamente giusto. Il tappeto è il collegamento con L’aldilà tanto che ci parla come se fosse la nostra coscienza.

Il tappeto In Occidente

 

Il secondo post prende spunto da un’articolo di Mark Augé e da uno di Enrico Finzi che quì riporto interamente per completezza dell’informazione.

Mark Augé

Nato a Poiters nel 1935,  è antropologo e direttore della “Ecole des Hautes Etudes enSciences Sociales” a Parigi.

 

La casa contemporanea è un luogo o un non luogo?

MARK AUGE'

Aricolo di Mario Gerosa

 

ENRICO FINZI

La casa contemporanea è diventata autoreferenziale, con il confort come valore chiave.

ENRICO FINZI

Articolo di Maurizio Bertè

 Come  già riportato a suo tempo, riporto l’articolo di commento pubblicato da Morandiditappeti ad opera di Annachiara Trivelli

-https://www.moranditappeti.it/blog/vari/casa-

In questi articoli abbiamo visto come viene oggi concepito l’abitare o ancor meglio in quale direzione si sta sviluppando il modo di abitare la casa.

L’affermazione di Mark Augé : “nell’era del virtuale si è perso il senso dell’abitare” non è solo una provocazione ma risponde ad una reale tendenza comportamentale.
Isolarsi in un proprio spazio trovare momenti per se stessi al di fuori delle relazioni familiari è ormai consuetudine supportata dalla fruizione personale dello schermo video sia esso quello del PC dell’iPad o del TV.
La consapevolezza del rischio di disgregazione familiare che queste abitudini comporta comincia a farsi largo tanto che, sempre più spesso, vengono adottate soluzioni d’arredo che prevedono zone conversazione assolutamente prive di schermo TV.
Per Enrico Fazi la casa contemporanea è divenuta autoreferenziale, non esiste più come rappresentazione di se stessi, come status simbol, come teatro della socialità famigliare ma ha il comfort come valore chiave, viene sempre più vissuta come paradiso edonista.
Su richiesta delle famiglie più accorte, gli sforzi degli architetti arredatori d’interni sono sempre più spesso incentrati sull’esigenza di soddisfare sia le richieste di spazi a fruizione individuale, sia spazi studiati per l’aggregazione e la socialità familiare.
Vero è che non si rinuncia a piccoli e grandi piaceri, ma il creare un’atmosfera calda e accogliente è ancora e sempre più desiderio ed obbiettivo della stragrande maggioranza delle famiglie.
Il sano desiderio di riunirsi intorno a quello che una volta era il camino, sostituito poi dal televisore, viene oggi sempre più individuato nella zona dei divani che tendono ad essere chiusi creando uno spazio ad u quasi circolare, due divani e poltrone od anche tre divani che incorniciano il tappeto indispensabile per creare il giusto calore domestico.

Se avete avuto la pazienza di seguirmi fin qui, avrete notato quanto diverse siano le due impostazioni culturali e  come si rivolgano ad esigenze diverse dell’essere intimo di ogni persona. 

Permettetemi di fare una considerazione.

Tutta l’attenzione posta dai nostri architetti alla fruizione degli spazi in modo che siano il più conviviali possibili, non sarà data da qualche mancanza di fondo della nostra società? Non sarà forse che dobbiamo imparare qualcosa dal modo orientale di stare insieme?

Grazie per l’attenzione, spero di non essere stato troppo noioso.

Fabio Morandi

https://www.moranditappeti.it/7082-tibet/

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1 Commento
  • Filippo ha detto:

    Il tappeto, nel mondo occidentale, assume una valenza prettamente estetica e di arredamento, questo perchè proveniamo da culture ma soprattutto religioni profondamente differenti rispetto a quelle orientali.
    Non lo vediamo come un tramite, un ponte con l’aldilà. Noi occidentali non ci inginocchiamo a pregare utilizzando quello che per i mediorientali risulta essere uno spazio sacro.
    Io, occidentale, acquisto un manufatto e prima ancora di portarlo nella mia abitazione, immagino dove possa essere collocato, quindi l’elaborazione mentale, proprio per cultura, valuta naturalmente la piacevolezza dell’oggetto, ma anche elementi che sono abissalmente distanti dall’animo e dal sentore di un mediorientale; pongo attenzione alla misura, al disegno, al colore predominante, lo ricollego quindi ad un altro elemento fisico ben delineato, ossia la casa.
    Non so dirti se questo sia un limite, so che non mi hanno insegnato a vedere questo oggetto come qualcosa di sacro, qualcosa che possa essere mezzo per avvicinarmi a ciò a cui per millennni le più disparate Genti hanno cercato di dare un senso, dal politeismo all’adorazione di un solo Dio.
    Sulla modalità dello stare insieme, penso che invece non ci siano nette differenza tra orientali ed occidentali. Alla base vi è la volontà primordiale ed istintiva di una necessità di aggregazione che si collega in primis sai a che cosa Fabio? sai di che cosa l’essere umano ha paura,? ancor più della morte? della solitudine. Homo SI !homini lupus, ma non è nato per stare solo. Ed allora anche in questo caso entrano in gioco le diverse culture, ed all’interno di una stessa cultura le differenze tra status sociali, che riportano però sempre alla necessità di confrontarsi e non importa se questo avviene all’interno di importanti salotti culturali, o nelle calde sere d’estate portando sedie all’esterno di abitazioni di remoti paesini del nostro entroterra.

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