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Tappeti

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DATA: 30 agosto, 2018
COMMENTI: 5

Tappeti :

Al di là della definizione che ho dato ai tappeti, vorrei parlare di questo elemento “tappeto“.
Quella che definiamo: essenza di un dato oggetto (nel nostro caso il tappeto) ne è l’archetipo, l’idea prima e seminale (rationem prius, arabo asl, مصدر ,«radice») da cui trae la sua ragion d’essere un oggetto; il tappeto che generalmente si stende a terra e da essa o dal pavimento ci separa, può essere realizzato in diversi modi ed è quasi sempre seguito da alcuni aggettivi che ne indicano la specificità senza determinarne l’essenza. Vediamo ora di distinguere i vari ambiti che danno origine agli aggettivi che qualificano questo oggetto.

Ognuno di questi ambiti determina la specificità dei tappeti ma nessuno ne determina l’idea prima ed originale che io materialmente porrei come: “ entità fisica larga e piatta con un piccolo spessore”.

Vediamo ora di distinguere i vari ambiti che danno origine agli aggettivi che qualificano questo oggetto.

Il riferimento può essere:

  • alla tecnica di realizzazione
  • alla provenienza del pezzo
  • alla destinazione d’uso
  • alla decorazione
  • al colore
  • dal materiale usato
  • all’impatto emotivo che suscita.

Ognuno di questi ambiti determina la specificità dei tappeti.

Come dicevamo una prima discriminante è la tecnica di realizzazione, partendo da quella sicuramente più antica e tutt’ora usata cioè quella di pressare alcuni materiali quali in origine foglie e rametti, poi i cascami di lana, il cotone o in seguito materiali pregiati come la seta, al fine di ottenere un oggetto che isolasse l’uomo dalla nuda terra.

Nelle popolazioni primitive che vivevano di cacciagione le pelli degli animali erano sicuramente usate anche come morbido tappeto. Da qui intuitivamente abbiamo l’origine dei tappeti. ed una prima idea-funzione che ad essi è stata attribuita. Parallelamente a questa interpretazione della nascita dei tappeti vi è una ipotesi molto accreditata presso gli studiosi che parte da una visione più mistica, secondo la quale la visione dell’uomo primitivo del tappeto era più superstizioso-esoterica.

Non è mia intenzione addentrarmi in queste diatribe, visto che in questo momento stiamo considerando le varie tecniche di realizzazione del tappeto; per considerare il prossimo passo compito dall’umanità nella realizzazione dei tappeti bisogna partire dalla filatura dei materiali, lana, seta, cotone, che compongono i fili di trama e di ordito, di qui si è passati alla tecnica della annodatura che, sviluppata contemporaneamente alla  tessitura, ha assunto diverse varianti a seconda delle aree di manifattura. Il così detto annodato è una tecnica di intreccio serrato dal tessuto.

Tutti i popoli antichi possedevano una loro tecnica differente da zona a zona. Non voglio addentrarmi in queste differenze ma mi preme sottolineare che sempre si tratta di tappeti e che questi si differenziano nettamente dalla tessitura in quanto le tecniche di annodatura sono finalizzare ad ottenere uno spessore ed una robustezza superiore a quella della tessitura che nel tappeto è solo la parte portante, ne è il supporto; in più i tappeti hanno il vello.

Oggi abbiamo macchine che fanno tappeti, si! Sono tappeti in quanto mantengono le caratteristiche di spessore e vello dei pezzi tradizionali, ovviamente vi sono molte differenze tecniche ma il risultato finale sono comunque tappeti. Mille sono le definizioni che vengono date a questi pezzi a seconda del tipo di macchinario, del tipo di filato, della ditta produttrice o del designer che ha costruito il progetto, ma il termine usato è sempre lo stesso: tappeto!

Wikipedia definisce il tappeto come un drappo di tessuto ecc…

Mi permetto di contestare tutta l’impostazione che evita di farsi carico di dare una definizione omnicomprensiva del termine tappeto, mi rendo conto che si è giustamente voluto evitare di dare una definizione in base all’uso che se ne fa, e altrettanto comprendo la preoccupazione di dare una spiegazione tecnica e non romantica come sarebbe piaciuto ad oriente, ma il termine : “drappo” asettico e che fa più riferimento comunque ad uno stato di comprensione emotiva, non mi sta bene come non mi sta bene “di tessuto” in quanto il “tessuto” nel tappeto ne è solo la griglia portante.

Nella mia definizione di Tappeto:  “Il tappeto è uno speciale tessuto manufatto artigiano concepito come spazio sacro di un universo simbolico ed è generalmente destinato all’arredamento.” Il termine tessuto è preceduto da “speciale”. Proseguo poi con una specifica tecnica che riguarda i tappeti annodati a mano:” Su una base di orditi vengono avviluppati fili di lana o di seta con diverse tecniche dette di annodatura. Cambiando opportunamente di volta in volta il colore, i fili in successione lineare annodano a due a due gli orditi e offrono allo sguardo la parte recisa che a fine lavorazione costituirà il vello del tappeto. Tra una fila di nodi e la seguente vengono inseriti i fili di trama che passano alternativamente davanti e dietro i fili di ordito e che, dando solidità alla struttura, contribuiscono a compattare i nodi.

Al di la della tecnica manuale o meccanica, la struttura dei tappeti viene evidenziata in modo preciso e dettagliato. Voglio qui mettere in evidenza che il tappeto è il risultato di un intreccio di filati serrati dal tessuto.

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5 Commenti
  • Costanza ha detto:
    Il tuo commento è in attesa di moderazione.

    Incantata dall’articolo del signor Morandi e dall’arguzia e profondità del signor Filippo, bravissimi entrambi!

  • admin ha detto:

    Ineccepibile disamina sull’analisi della definizione di tappeto che si
    focalizza, in primis, sulla considerazione dello stesso in quanto
    “res”, nell’accezione della Metafisica aristotelica intesa come
    composto di materia e forma “tò ùkpokeìnemon”.
    Il mutevole utilizzo d’uso, come giustamente asserisci, la fruizione
    nel corso dei secoli, l’evoluzione dei materiali usati, le tecniche e
    le manifatture, sono elementi conseguenziali che attribuiscono
    connotazione e specificità peculiari al manufatto. Nell’elenco da te
    citato, do “la precedenza” all’impatto emotivo, questo perchè il
    cervello umano registra ciò che ha di fronte mediante il senso
    principe, ossia la vista. Successivamente, questa “fotografia” viene
    coinvolta in processi che spaziano dal gusto personale alla
    sensibilità, dalla cultura allo stato d’animo, dal tipo di società in
    cui vive il soggetto che guarda un tappeto. Chiediamoci questo, ossia
    come guarderebbe ad esempio un Indio dell’Amazzonia oppure un Dayak
    del Borneo un meraviglioso Sarouk Ferahan?

    Ciao

    Filippo

  • Filippo ha detto:

    Ineccepibile disamina sull’analisi della definizione di tappeto che si focalizza, in primis, sulla considerazione dello stesso in quanto “res”, nell’accezione della Metafisica aristotelica intesa come composto di materia e forma “tò ùkpokeìnemon”.
    Il mutevole utilizzo d’uso, come giustamente asserisci, la fruizione nel corso dei secoli, l’evoluzione dei materiali usati, le tecniche e le manifatture, sono elementi conseguenziali che attribuiscono connotazione e specificità peculiari al manufatto. Nell’elenco da te citato, do “la precedenza” all’impatto emotivo, questo perchè il cervello umano registra ciò che ha di fronte mediante il senso principe, ossia la vista. Successivamente, questa “fotografia” viene coinvolta in processi che spaziano dal gusto personale alla sensibilità, dalla cultura allo stato d’animo, dal tipo di società in cui vive il soggetto che guarda un tappeto. Chiediamoci questo, ossia come guarderebbe ad esempio un Indio dell’Amazzonia oppure un Dayak del Borneo un meraviglioso Sarouk Ferahan?

  • Filippo ha detto:

    Ineccepibile disamina sull’analisi del tappeto, che prende in considerazione in primis il manufatto in quanto “res”, “τό ὑποκείμενον”, ossia materia, forma. L’utilizzo, l’evoluzione della tecnica nel corso dei secoli, la manifattura, il materiale usato sono elementi conseguenziali che caratterizzano la specificità e la connotazione del tappeto stesso. Personalmente, nell’elenco da te citato, colloco al primo posto l’impatto emozionale che suscita in me, perchè essendo esseri umani, il cervello in automatico dà, se così si può dire, la precedenza al primo senso, ossia la vista, la “registrazione” di ciò che trova davanti a se.

    • admin ha detto:

      Ciao Filippo sei sempre molto intelligente nel senso che riesci a leggere dentro e tra le righe e vai anche molto oltre. Chapeau!

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